Le nuove frontiere del Capitale Umano

Bruce Springsteen, in uno dei suoi celebri successi, appunto denominato “Human Touch”, cercava solo un po’ di umanità, aldilà dei fatti del mondo, del progresso, della storia dei fatti dell’uomo, evocava la semplicità di un contatto, del tocco umano per uno scambio ed una condivisione curativa contro la velocità della quotidianità, contro il suo cinismo che asfalta ogni sensazione.

Questa semplicità ispirata ed evocata dal famoso rocker potrebbe trasmutarsi in un valore assoluto? Quali sono le nuove frontiere del capitale umano?

Il business è davvero solo nelle mani del progresso tecnologico?

Le sfide del tempo, dalla pandemia al cambiamento climatico, dalle incomprensibili guerre alla transizione digitale, ci proiettano verso la ridefinizione ed il nuovo posizionamento del capitale umano all’interno delle imprese. Il riscatto della componente umana passa da qui, attraverso lo sviluppo di competenze, la giusta frequentazione di percorsi formativi, nella speranza di non scadere mai nella banalità dei contesti.

Ma è possibile conciliare i nuovi trend con un adeguato sviluppo a tutela delle persone?

A volte, nelle singole aziende si vanno a sviscerare nel dettaglio gli asset finanziari e tecnologici, trascurando o comunque non dedicando la stessa attenzione allo sviluppo di quello del capitale umano, che in queste stesse aziende opera. La crescita ed il progresso delle aziende, quindi anche nel comparto dei Centri Commerciali è nelle mani delle persone che osano e si indirizzano verso lo sviluppo della crescita personale, ognuno nelle proprie possibilità ed ognuno calato nel proprio mood lavorativo.

Quando parliamo di percorsi formativi, non ci riferiamo solo ed esclusivamente a corsi per “Top Manager”, ma anche e soprattutto ad arricchimenti lampo dedicati al personale di base come addetti ai punti vendita, vero front office delle vendite.

Prima della pandemia, è stato effettuato un esperimento interessante chiamato “clienti in incognito”. Alcune aziende del retail, con un pizzico di stupore e dispiacere hanno verificato che in vari punti vendita, il personale veniva meno a dei comportamenti fondamentali base di cortesia, come il saluto alla clientela, al modo gentile di porsi ed altre semplici azioni che dovrebbero essere alla base dell’accoglienza in un negozio.

A seguito di questo esperimento, le stesse aziende hanno ridefinito alcune priorità, spostando il focus formativo proprio sul front office. Nel post pandemia infatti, qualcuno ha cominciato nell’intervenire sul personale in termini di marketing di se stessi e comunicazione (verbale e non verbale) verso la clientela, anche con veloci smart training votati sull’immediatezza della loro applicazione.

La nota positiva è stata quella degli effetti immediati! Le aziende interessate, procedendo di nuovo nell’attività dei “clienti in incognito”, hanno potuto verificare il riemergere di un’atmosfera più distensiva ed accogliente nei propri punti vendita.

La “coccola al cliente” da plus ordinario, quale è sempre stata, è divenuta centrale nella shopping experience, anche come valore aggiunto su cui identificarsi rispetto al mondo e-commerce.

Naturalmente le responsabilità della qualità del capitale umano non sono esclusivamente dell’attenzione formativa delle aziende. Alla base, come mostra anche la letteratura scientifica, i fattori determinanti sono altri e ben più ampi: assolutamente la curva demografica di un paese, la qualità del sistema di istruzione e non per ultimo, l’azione della ricerca scientifica in stretta relazione all’innovazione del pensiero.

In sostanza, si torna sempre a fare i conti con chi amministra e attua le politiche appropriate. Tornando alla curva demografica, le previsioni per il 2050 sul nostro Paese, indicano un calo pronunciato intorno al 17% della popolazione complessiva e una conseguente crescita degli anziani; un problema di base non da poco, riguardo alle nuove frontiere del capitale umano. A questo parametro preoccupante, si aggiunge il non esaltante sistema di istruzione. Infattinel confronto con gli altri Paesi Europei, l’Italia è agli ultimi posti per giovani che raggiungono almeno un diploma superiore ed è anche sotto la media europea in termini di laureati. Questi studi indicano che c’è sempre più bisogno di avvicinare il nostro Paese alle opportunità della Next Generation EU, favorendo la formazione secondaria più vicina al mondo del lavoro.

Cosa fare quindi?

Investire anche sulla piccola formazione con corsi di cortesia, immagine di se stessi, comunicazione verbale e non verbale per poi procedere sulle competenze specifiche, un reskilling a 360 gradi. Analizzare in primis l’humus della persona, inebriare la professionalità con una linea base del pensiero aziendale, istituire un programma formativo che volga al miglioramento delle qualità personali ancora prima di quelle settoriali di competenza.

Potrebbe essere la strada giusta? Non lo sappiamo con certezza, ma l’auspicio è che il capitale umano torni protagonista.


Luca Di Pasquale – Creative Director

FREDDIE Ideas Factory  

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